Tre Ceri una città

Pensavo di vedere tre santi e ho visto tre ceri. Pensavo di vedere una città e ho visto un popolo. Ma, soprattutto, pensavo di vedere una festa e ho visto la vita… (Steve McCurry)

I Ceri più che una festa sono un monumento. Difficile spiegarne la complessità: sfida, solidarietà, senso civico, religione e devozione, prestanza fisica e amore. Uno per ogni santo, Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio, ma tutti per Sant’ Ubaldo.

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È infatti dalla morte di vescovo Ubaldo, il defensor civitatis, e dalle luminarie in suo onore che ha origine la Corsa. Un rito medievale che assorbe e rielabora gli antichi rituali umbri del maggio, della rinascita dopo il lungo letargo invernale. Una giornata che ne vale trecentosessantacinque. Un cerimoniale complesso. Tre famiglie: Santubaldari, Sangiorgiari, Santantoniari. Tre colori: il giallo, l’azzurro ed il nero. I ceri grandi, i mezzani e i piccoli. Il popolo, le istituzioni laiche e religiose, la compagnia dei campanari, i tamburini … un grande racconto collettivo, un atto di amore per la propria città.

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